mercoledì 22 aprile 2026

Il perfezionismo non migliora ciò che fai, spesso lo blocca



“Fatto è meglio che perfetto.” 

Sheryl Sandberg (1969) è una delle figure più influenti del mondo tecnologico e della leadership femminile.

Il perfezionismo viene spesso considerato una qualità positiva, una sorta di garanzia di impegno, precisione e cura per i dettagli, ma se osservato più da vicino rivela una natura più complessa, perché dietro il desiderio di fare tutto nel modo migliore possibile si nasconde spesso una…

difficoltà ad accettare l’imperfezione, e quindi anche l’errore, il giudizio e il rischio di esporsi.

Questo atteggiamento, che inizialmente può sembrare motivante, finisce per diventare un ostacolo quando trasforma ogni azione in qualcosa che deve essere continuamente migliorato prima di poter essere mostrato, condiviso o concluso, creando un circolo in cui il risultato non è mai abbastanza e il momento giusto per agire viene costantemente rimandato.

In questo modo, il perfezionismo non eleva davvero la qualità, ma rallenta il processo, perché sposta l’attenzione dall’evoluzione all’ideale, da ciò che può essere fatto ora a ciò che dovrebbe essere fatto in teoria, e questa distanza tra realtà e aspettativa diventa sempre più difficile da colmare.

Accettare l’imperfezione non significa rinunciare a fare bene, ma riconoscere che ogni percorso di crescita passa necessariamente attraverso tentativi incompleti, risultati migliorabili e versioni provvisorie di ciò che, nel tempo, può diventare più solido e più definito.

In questo senso, agire anche quando qualcosa non è perfetto non è un compromesso, ma una condizione essenziale per migliorare davvero, perché è solo nel confronto con la realtà che possiamo affinare, correggere e crescere.


E tu?

Quante cose stai rimandando perché non le senti ancora abbastanza perfette da essere iniziate o condivise?

Se questo pensiero ti ha toccato, condividilo: potrebbe aiutare qualcuno a sbloccarsi e fare il primo passo.

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